Colombia, il 'falco' Uribe in Vaticano mette in guardia il Papa sul processo di pace con le Farc, "sta facendo lievitare il narcotraffico"

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Roma, Italia, 13 de julio de 2016

di franca giansoldati

 

Città del Vaticano Nel Palazzo Apostolico il colloquio non deve essere stato tanto facile. Da una parte il cardinale Parolin e dall'altra l’ex presidente della Colombia, Uribe, in questi giorni a Roma per incontrare in Vaticano i diplomatici della Santa Sede e metterli in guardia dal pericolo di appoggiare la trattativa di pace in corso con le Farc, il gruppo di guerriglieri che in 40 anni ha alimentato una guerra civile costata oltre 200 mila persone. Un complicato processo di pace che vede in prima linea anche la Chiesa e che Papa Bergoglio sta seguendo da vicino tramite Sant’Egidio e la Segreteria di Stato.  “C’è da preoccuparsi per questo accordo. La Colombia è tornata ad essere nuovamente il primo Paese produttore di cocaina e le Farc attualmente rappresentano il cartello di narcotrafficanti più grande e potente al mondo”. Tutta colpa della linea politica del presidente Santos, improntata al socialismo bolivariano. L'ex presidente Uribe, attualmente senatore e leader del partito liberale, amico personale di Berlusconi e di Bush si definisce un cattolico “rispettoso” e così preferisce glissare sull’incontro tempestoso con Parolin. “Certo siamo tutti preoccupati”.

“Il Papa cerca la pace e chiede il perdono ma senza la giustizia non si avrà nulla”. Uribe prima di ripartire ha voluto incontrare all’Hotel Bernini un gruppo di giornalisti; nel corso di una conferenza informale organizzata dall’Osservatorio indipendente Mediatrends America ha ripetuto le ragioni per le quali, a suo parere, è sbagliato e "deleterio" procedere alla firma dell’accordo.  “Il presidente Santos spera di firmare l’accordo nel giro di poche settimane, ma la pace in Colombia sarà sostenibile solo se si procede verso un compromesso di giustizia e riparazione per le vittime”. Uribe racconta senza filtri che è impossibile siglare un accordo di pace del genere. Il cessate il fuoco tra Bogotá e Farc è l’ultimo passo di un lungo e complesso percorso iniziato nel 2012 con la mediazione di Cuba e delle Nazioni Unite. La data della firma finale deve essere ancora annunciata. Più volte il cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotá, ha espresso il sostegno della Chiesa alla «costruzione della pace» definendo l’accordo sul cessate il fuoco «un passo molto importante».

Papa Francesco (che l'anno prossimo probabilmente visiterà la Colombia) ha incoraggiato da subito tutti gli sforzi fatti finora dietro le quinte per dare vita a questo accordo. La  Comunità di Sant’Egidio è stata una specie di facilitatore del progetto di riconciliazione. I primi dialoghi di pace sono stati ospitati da Castro, sull’isola caraibica. Le Farc mesi fa hanno anche rivolto al Papa la richiesta di avere un incontro con lui;  lo avevano definito “l’amico dei poveri, missionario di concordia, colui che ama custodire il creato”. Il Papa aveva risposto con un appello e una preghiera per la riconciliazione. Uribe mette in guardia: “l’accordo garantirà in parallelo, allo stesso modo, la amnistia totale per il traffico di droga. Le Farc beneficeranno dell’amnistia anche per i reati legati al traffico di stupefacenti, un business che sta risultando utile ad acquistare l’arsenale di armi che posseggono i guerriglieri”.  Insomma, per i guerriglieri non ci sarà né il carcere, né l’estradizione dagli Usa. Intanto ad aumentare è la produzione di coca. Se nel decennio 2002-2011 la produzione era scesa da 585 tonnellate a 180, con i negoziati in corso è già arrivata a 420 tonnellate nel 2015.
 
Martedì 12 Luglio 2016 - Ultimo aggiornamento: 13-07-2016 18:17 

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